Sobre este Blog

He decidido finalmente hacer públicos mis Apuntes de Misión. Son experiencias de vida que me han marcado y que intento presentar resumidamente para hacer más ágil y amena su lectura.


SOBRE EL AUTOR
El presbítero Belisario Ciro Montoya, pertenece a la Diócesis de Sonsón Rionegro en Colombia y, asociado al PIME (Pontificio instituto de misiones extranjeras), desempeña su ministerio en Bangladesh. Ordenado diácono el 24 de junio del 2011, es sacerdote desde el 29 de octubre del mismo año.

Quindici anni di grazia: Cercando prima il Regno di Dio

 

«Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta».
— Matteo 6,33

Il 29 ottobre 2026 celebrerò il quindicesimo anniversario della mia ordinazione sacerdotale. Guardando indietro e contemplando il cammino percorso, la prima parola che nasce dal mio cuore è gratitudine.

Quindici anni fa, il Signore mi ha affidato la bella missione di servire il suo popolo come sacerdote. Oggi riconosco con maggiore chiarezza che questa vocazione non è mai stata semplicemente un progetto personale. È stata un cammino di grazia, sostenuto dalla fedeltà di Dio, anche nei momenti in cui ho sperimentato le mie debolezze, le incertezze e i miei limiti.

In tutti questi anni, una frase del Vangelo mi ha accompagnato come motto della mia vita:

«Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia» (Matteo 6,33).

Queste parole sono diventate una bussola per le mie decisioni, per la mia vocazione e per il mio cammino missionario. Mi ricordano che la cosa più importante non è cercare il successo personale, la sicurezza, il riconoscimento o persino la realizzazione dei miei progetti, ma mettere Dio al primo posto e permettere che il suo Regno diventi il centro della mia vita.

Cercare prima il Regno di Dio non significa avere tutte le risposte o sapere esattamente dove ci condurrà la strada. Significa, piuttosto, fidarsi del fatto che, quando mettiamo Dio al centro, Egli ci indica il passo successivo, spesso in modi che non avremmo mai immaginato. Significa imparare ad affidare i nostri progetti alla sua provvidenza e credere che la nostra vita porta frutto non perché riusciamo a controllare ogni cosa, ma perché permettiamo a Lui di operare attraverso di noi.

Questi quindici anni di sacerdozio mi hanno condotto a incontrare comunità diverse e a vivere esperienze e sfide differenti. Dalla mia diocesi d'origine, Sonsón-Rionegro, in Colombia, fino alla mia esperienza missionaria in Bangladesh, il Signore mi ha invitato a lasciare luoghi familiari, ad attraversare confini culturali e linguistici e a scoprire nuovi modi di vivere e annunciare il Vangelo.

La missione mi ha insegnato che cercare il Regno di Dio significa molto più che parlare di Lui. Significa imparare a riconoscere la sua presenza negli altri, ascoltare prima di parlare, servire prima di cercare di essere serviti e scoprire il volto di Cristo nelle persone le cui culture, tradizioni e situazioni sono diverse dalle mie.

La mia esperienza in Bangladesh ha approfondito in modo particolare questa consapevolezza. Vivere accanto a persone appartenenti a un'altra cultura e tradizione religiosa mi ha insegnato l'importanza del rispetto, dell'amicizia, del dialogo e della testimonianza paziente. Il Regno di Dio cresce non soltanto attraverso grandi risultati, ma anche mediante il lavoro silenzioso dell'amore, la cura dei bambini, l'accompagnamento delle famiglie, il servizio ai poveri e la costruzione di relazioni fondate sulla fiducia e sulla pace.

Guardando indietro, riconosco che il mio cammino non ha sempre seguito la strada che immaginavo. Ci sono state partenze e ritorni, momenti di attesa e discernimento, gioie e difficoltà, decisioni che hanno richiesto coraggio e fede. Eppure, attraverso tutte queste esperienze, ho continuato a scoprire la sapienza del motto della mia vita: cercare prima il Regno di Dio.

A volte, cercare il suo Regno ha significato lasciare ciò che mi era familiare. In altri momenti, ha significato ritornare, ricominciare o attendere pazientemente il momento opportuno. Oggi, mentre servo la comunità di Pathorghata nella nuova diocesi di Joypurhat, ricordo ancora una volta che la missione appartiene a Dio. Sono chiamato a essere suo servitore, a offrire ciò che posso e ad affidare a Lui ciò che supera le mie capacità.

C'è molto da costruire, molto da riparare, molte persone da accompagnare e molto da imparare. Non posso fare tutto e non ho tutte le risposte. Ma posso celebrare l'Eucaristia, annunciare la Parola, accompagnare i bambini e i giovani, stare accanto alle famiglie, promuovere il dialogo tra persone di religioni diverse e cercare ogni giorno di rendere visibile l'amore di Dio nella vita di coloro che mi sono stati affidati.

Ho anche imparato che il sacerdozio non consiste principalmente nei risultati raggiunti, nel riconoscimento o nella quantità di cose realizzate. Consiste nell'appartenere a Cristo e nel permettere a Lui di modellare il nostro cuore secondo il suo. I frutti più significativi del ministero spesso rimangono nascosti ai nostri occhi: un bambino che scopre la speranza, una famiglia che riceve sostegno, una persona che sperimenta la misericordia di Dio o una comunità che impara a camminare insieme nella fede e nella fraternità.

Nel celebrare questi quindici anni, ricordo con profondo affetto e gratitudine la mia famiglia, la mia diocesi d'origine, i vescovi e i confratelli sacerdoti che mi hanno accompagnato, le comunità che ho servito, gli amici, i benefattori e tutti coloro che mi hanno sostenuto con la preghiera e l'amicizia. Ognuno ha fatto parte della storia della mia vocazione e, attraverso ciascuno di loro, il Signore mi ha rivelato qualcosa della sua bontà.

Riconosco anche di essere ancora un pellegrino e un discepolo che continua a imparare. Non sempre ho vissuto il Vangelo con la fedeltà che avrei desiderato. Ci sono stati momenti di debolezza, impazienza e incertezza. Per questo chiedo perdono al Signore. Ma lo ringrazio anche perché la sua misericordia è sempre stata più grande dei miei fallimenti e la sua fedeltà mi ha sostenuto lungo il cammino.

Guardando agli anni che verranno, non chiedo al Signore che tutto sia facile o che garantisca il successo dei miei progetti. Gli chiedo, piuttosto, un cuore umile che cerchi sempre prima il suo Regno; il coraggio di andare ovunque Egli mi mandi; la sapienza per riconoscere la sua volontà e la grazia di rimanere fedele tanto nelle consolazioni quanto nelle difficoltà della vita missionaria.

Se questi quindici anni mi hanno insegnato qualcosa, è che quando Dio diventa il centro della nostra vita, anche le strade incerte possono trasformarsi in cammini di grazia. Forse non comprenderemo sempre i suoi progetti, ma possiamo continuare a camminare, confidando che Egli ci darà ciò di cui abbiamo veramente bisogno per compiere la sua volontà.

Sono passati quindici anni, ma la chiamata continua. La missione non è finita. La mia preghiera è che, per tutto il tempo che il Signore vorrà concedermi nella vita e nel ministero, io possa continuare a cercare il suo Regno sopra ogni cosa, a servire il suo popolo con amore e ad affidare con fiducia il mio futuro nelle sue mani.

Oggi, con il cuore colmo di gratitudine, rinnovo a Lui l'offerta della mia vita.

Signore, grazie per avermi chiamato quindici anni fa. Grazie per aver camminato con me fino a oggi. Insegnami a cercare sempre prima il tuo Regno, a confidare nella tua provvidenza e a servire là dove mi manderai. Fa' che la mia vita, il mio sacerdozio e la mia missione siano per la tua maggior gloria.

«Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia».

Questo è stato il motto della mia vita, ed è questa la grazia che chiedo per gli anni che verranno.

Eccomi, Signore. Continua a mandarmi.

P Belisario Ciro Montoya